Sole alto, di Dalibor Matanić
introduce Christian Costamagna (East Journal)
mercoledì 20 aprile – ore 21.00
Officine Corsare, via Pallavicino 35 – Torino
evento promosso da Psicologia Film Festival
Sole alto (qui il trailer) racconta l’incontro fra un ragazzo croato e una ragazza serba. Un amore che il regista, Dalibor Matanić moltiplica per tre volte nell’arco di tre decenni consecutivi: stessi attori ma coppie diverse dentro il cuore avvelenato di due villaggi balcanici. Il 1991 e l’ombra scura della guerra. Il 2001 e le cicatrici che devastano l’anima. Il 2011 e la possibile (impervia) rinascita. Un inno alla vita che ha trafitto i giurati di Cannes. Una sorprendente riflessione sulla natura umana che racconta il dolore per raccontare la speranza. Una produzione che, in perfetta sintonia con il respiro del film, vede cooperare la Croazia, la Slovenia e la Serbia, restituendo pienamente il percorso di ricostruzione culturale in atto nell’ex Jugoslavia. Il film, in uscita in Italia dal 28 aprile, è distribuito dalla friulana Tucker.
Dalibor Matanić è nato a Zagabria nel 1975, questo è il suo primo lungometraggio di rilievo. Il premio della giuria Un Certain Regard ottenuto al Festival di Cannes conferma la bontà del cinema balcanico emerso dalla dissoluzione jugoslava. Un cinema che – malgrado le divisioni etniche e nazionali – parla uno stesso linguaggio. La storia, quella di un Romeo e Giulietta in versione balcanica, tocca i nervi scoperti della convivenza interetnica che, dopo l’assurdità della guerra, diventa obiettivo quasi irraggiungibile proprio per l’impossibilità di ammettere quanto fosse stato insensato quell’odio e quel conflitto. Come se, ammettendone l’assurdità, venisse meno il senso stesso delle ragioni che hanno spinto alla violenza, e del loro risultato: una serie di piccoli e impotenti stati nazionali vuoti di significato.
La pellicola di Matanić svolge quindi una funzione di svelamento delle retoriche nazionaliste, tuttora molto presenti nel contesto balcanico, e di critica al pensiero dominante. Sole alto è dunque un film meditato, destinato a lasciare il segno nella cinematografia balcanica.
Il cinema post-jugoslavo più maturo e capace di raccontare le contraddizioni del dopoguerra, sollevando domande scomode o indagando le dinamiche collettive e individuali che hanno portato al conflitto, mancava di esempi croati. Registi in tal senso rimarchevoli, come Goran Paskaljević, celebre autore de La Polveriera, o Dušan Kovačević, sono serbi (assai distanti dall’opera assolutoria di Emir Kusturica). Danis Tanović, regista di No man’s land, è bosniaco. Unica eccezione è Jasmila Žbanić, croato-bosniaca, i cui film – con al centro una Sarajevo intima ma corale – sono finanziati (non senza polemiche) dal governo croato. Il film di Dalibor Matanić copre così un vuoto dovuto, in larga parte, al ritardo con cui la società croata sta assimilando le responsabilità e i traumi di una guerra condotta in nome del nazionalismo.
Il complesso rapporto della società croata con il proprio passato, e le relazioni storiche tra serbi e croati, saranno indagate da Christian Costamagna, già docente di Storia contemporanea all’Università del Piemonte orientale, specializzato in storia jugoslava, membro del comitato scientifico di East Journal. L’appuntamento è per mercoledì 20 aprile, ore 21.00, presso le Officine Corsare, in via Pallavicino 35 a Torino. La serata è parte dello Psicologia Film Festival.