Il Presidente Milorad Dodik

BOSNIA: Chiesto un mandato d’arresto internazionale per Dodik

Il Tribunale statale della Bosnia ed Erzegovina ha chiesto all’Interpol l’emissione di un mandato d’arresto internazionale per Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba del paese.

Nessuno vuole arrestare Dodik?

A fine febbraio Dodik è stato condannato in primo grado ad un anno di reclusione e sei anni di interdizione dalla carica di presidente della Republika Srpska per “attentato all’ordine costituzionale”, per aver promulgato nel luglio 2023 due leggi volte a disconoscere le decisioni della Corte Costituzionale bosniaca e dell’Alto Rappresentante Christian Schmidt. All’indomani della sentenza, Dodik – con fare secessionista – ha firmato dei decreti legge per impedire le attività degli organi giudiziari statali e dell’Agenzia statale per la sicurezza e la protezione (Sipa), ovvero la polizia centrale, nei territori dell’entità a maggioranza serba.

La Procura statale ha quindi convocato nuovamente Dodik, il premier dell’entità Radovan Višković e il presidente dell’assemblea Nenad Stevandić. Quando questi non si sono presentati, ne ha ordinato l’arresto. Tuttavia la Sipa ha definito l’operazione “ad alto rischio” e non ha proceduto all’arresto  in attesa di un’ulteriore valutazione da parte della Polizia giudiziaria.

Dodik ha prima cancellato una visita a Belgrado e una a Mosca. Quindi, nonostante la polizia di frontiera avrebbe dovuto arrestarli, Stevandić e Dodik si sono recati a Belgrado, e da lì Dodik ha proseguito per Israele, ospite di Bibi Netanyahu.

Intanto, il direttore della Sipa e sodale di Dodik, Darko Ćulum, si è dimesso – uno dei pochi ufficiali a rispondere all’appello di Dodik, che ha invitato tutti i dipendenti statali serbi a chiedere il trasferimento in Republika Srpska.

In questo difficile contesto giudiziario, il Tribunale statale della Bosnia ed Erzegovina ha chiesto l’intervento dell’Interpol, esortando l’emissione di un mandato d’arresto internazionale nei confronti di Dodik e Stevandić. La sede centrale di Interpol a Lione dovrà pronunciarsi nei prossimi giorni sulla richiesta.

La Serbia difende l’alleato

Sebbene non sia ancora stata emanata la “red notice” – così si chiamano ufficialmente i mandati dell’Interpol -, la Serbia ha subito preso le difese dell’alleato Dodik, che ha doppia cittadinanza. “La Repubblica di Serbia protegge con fermezza e risolutezza i diritti e gli interessi dei suoi cittadini, sia a livello nazionale che internazionale. Il nostro Stato è impegnato a preservare la sovranità e i diritti umani dei suoi cittadini, riconoscendo che la protezione di ogni individuo è il fondamento dei nostri obblighi internazionali”, ha dichiarato il vice-premier e ministro degli Interni serbo Ivica Dačić parlando di Dodik e Stevandić.

Per di più, l’Interpol di Belgrado ha inviato una nota di protesta alla Segreteria generale dell’Interpol per una presunta violazione, nelle richieste della Bosnia ed Erzegovina, dell’articolo 3 dello Statuto dell’Interpol, che impedisce qualsiasi intervento dell’organizzazione in questioni di natura politica, militare, religiosa o razziale. Inoltre è bene ricordare che il mandato dell’Interpol avvisa le forze di polizia di tutto il mondo della presenza di fuggitivi ricercati a livello internazionale, ma la decisione se arrestare o meno una persona spetta autonomamente a ogni singolo paese membro dell’organizzazione.

Dove sono i condannati?

Al momento della notizia della richiesta di mandato Interpol, Dodik si trovava a Gerusalemme per una conferenza sull’antisemitismo, a cui hanno partecipato vari leader dell’estrema destra mondiale ed europea. Dodik ha sfruttato l’occasione per sostenere che Banja Luka abbia sempre sostenuto Israele, a differenza di Sarajevo, dove si sono tenute molte proteste a favore della causa palestinese. Il presidente della Republika Srpska era giunto a Tel Aviv su un aereo governativo partito da Belgrado.

Come riporta Israel Hayom, Dodik avrebbe lasciato bruscamente la conferenza dopo appena un’ora, dopo essere stato informato dai funzionari israeliani della richiesta di mandato Interpol. Non si è comunque fatto mancare una foto assieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu, né una intervista esclusiva con il Jerusalem Post.

Già qualche giorno prima, Dodik aveva attraversato i confini bosniaci per partecipare all’anniversario dei bombardamenti Nato su Belgrado. Anche Stevandić qualche settimana fa era andato in Serbia, per poi rientrare in patria successivamente. Non è chiaro come abbiano fatto i due funzionari della Repubblica Srpska ad attraversare il confine, pertanto la polizia di frontiera ha aperto un’indagine sul fatto. Presumibilmente, Dodik e colleghi hanno sfruttato l’assenza di controlli alla frontiera di Rača, sul fiume Sava. Non a caso, la corte bosniaca teme proprio che i due condannati possano trovarsi all’estero in qualsiasi momento, e proprio per questo ha ritenuto necessario chiedere l’intervento dell’Interpol.

In attesa della decisione dell’Interpol, le tensioni politiche in Bosnia ed Erzegovina non accennano a diminuire. L’assemblea della Republika Srpska sta continuando a lavorare alla nuova costituzione, che garantirebbe all’entità di formare un proprio esercito e un proprio servizio di intelligence. Un mandato d’arresto dell’Interpol, e le pressioni internazionali che provocherebbe, potrebbe spingere Dodik a cercare un compromesso, ma nulla è  scontato.

Foto: Milos Miskov/Anadolu Agency

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