EaST Journal

Società, politica e cultura dell'est Europa

RUSSIA: Putin per la terza volta al Cremlino. Ma cosa ha fatto di buono fin qui?

di Giovanni Bensi

DA MOSCA - Ormai Vladimir Putin è presidente della Russia per la terza volta, dunque per sei anni, e se volesse poi potrebbe rimanercene altri sei. Dmitrij Medvedev torna sulla poltrona di premier e dovrà vedersela anche con la guida di „Russia Unita” i cui dirigenti fanno un po’ la figura dei “polli di Renzo” di manzoniana memoria. Il tandem Putin-Medvedev ha dietro di sé quattro anni di potere, e all’inizio di questo nuovo periodo dopo la staffetta è interessante vedere che cosa i due massimi dirigenti, al Cremlino e alla Casa Bianca, hanno lasciato alla Russia. La domanda se l’è posta l’organizzazione economica moscovita FBK (Consulting di finanza e contabilità) guidata da un gruppo di specialisti della facoltà di economia delle MGU (Università statale di Mosca Lomonosov), compresi i fondatori della compagnia Sergej Shapiguzov e Elena Proskurnja. Leggi il resto dell’articolo

REP. CECA: Crescono i comunisti. Regge il centrosinistra. Galleggia il governo

di Gabriele Merlini

DA BERLINO - Soffia sull’intera Europa un piacevole vento di conta e statistiche. Proiezioni nate con il fine esplicito di essere smentite o generare qualche speranza nei cuori dei sognatori più intransigenti. Operazioni con le quali la connaturata instabilità politica ceca va a nozze. Cioè: quando hai la quasi certezza che un esecutivo o coalizione al massimo dura un paio di anni, almeno divertiti con i numeri del successivo. Da un punto di vista meramente cronologico gli ultimi dati forniti dalla agenzia STEM* sono i seguenti: l’attuale e principale partito di opposizione ČSSD (i socialdemocratici) assieme al KSČM (i comunisti) raggiungerebbero agili quota 138 seggi alla Camera dei Deputati ossia la maggioranza nel contesto di ipotetiche elezioni politiche (ipotetiche fino un certo punto poiché in Repubblica Ceca si voterà sul serio tra non molto tempo.) Altri che finirebbero in parlamento sarebbero l’ODS -corrispettivo di centrodestra del ČSSD- e il Top09 di Karel Schwarzenberg appartenente allo stesso schieramento. Scarseggerebbero viceversa le possibilità di rentrée per i cristiano-democratici del KDU-ČSL, il cui bacino elettorale non parrebbe garantire un superamento della fatidica soglia del cinque percento. Idem il movimento di Radek John Věci Veřejné che -progettato con intenti di rottura e portavoce di istanze di trasparenza- ha impiegato pochi mesi ad impelagarsi in scandali e scivoloni che affosserebbero carrozzoni ben più rodati.

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EST(r)FATTO: La Sardegna all’avanguardia civile

di Matteo Zola

La Sardegna è la regione italiana che maggiormente soffre la crisi economica ma ha dimostrato di non soffrire di quella crisi morale che attraversa alcune parti del continente. Con fermezza ha affermato ciò che vuole, e lo ha fatto attraverso il più democratico degli strumenti: il referendum. Così la Sardegna ha rivendicato uno spazio di azione politica concreto, stanca di essere solo un parcheggio per barche di magnati, un paradiso ville imperiali con veline e Topolanek, uno stupro di uranio impoverito, basi militari, suicidi.

L’isola è stata chiamata a votare, il 6 maggio scorso, per dieci quesiti referendari riguardanti, nel senso più ampio, la gestione della res publica. Alcuni hanno un semplice carattere consultivo, altri invece abrogativo. Vale a dire che – brutalizzando – in alcuni casi si è chiesto un parere mentre in altri si è chiesto di cancellare alcune norme vigenti. Insomma, cosa cambia? Leggi il resto dell’articolo

KULTURA: Attila József, il mendicante di bellezza

di Claudia Leporatti

Un poeta che non smetterà mai di essere attuale, Attila József, è stato protagonista di una serata di poesia nella cornice della Palazzina Liberty di Milano, allestita per presentare il volume “Il mendicante di bellezza”, una raccolta delle prime opere dell’autore ungherese, scritte tra i 16 e i 20 anni, tradotte in italiano da Tomaso Kemeny e uscita nel 2008 per i tipi Il Faggio. Un volume sottile, ma denso di arte a vari livelli: sette poesie in lingua originale affiancate da altrettante incantevoli traduzioni e inframezzate da dipinti di pittori ungheresi della prima metà del Novecento. Lettore d’eccezione per i versi di József (nella loro traduzione in italiano) è stato l’attore di teatro Franco San Germano. Il professor Kemeny, che pure con la poesia di Attila ha un rapporto pressoché continuo, non può leggerli: “mi commuovo ogni volta”, anticipa. Alla serata nel prestigioso spazio eventi in Largo Marinai d’Italia ha preso parte anche il Console Generale di Ungheria in Italia, Manno István.

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GEORGIA: L’omofobia entra nel codice penale

di Eitan Yao

Il presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, ha promulgato la riforma del codice penale approvata recentemente dal parlamento dello stato transcaucasico. Tra gli emendamenti approvati si trova anche una norma che introduce un’ aggravante che sanziona i crimini commessi per motivi di odio e in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere della vittima. Questa riforma del codice penale deve essere vista come una risposta alle raccomandazioni della European Commission against Racism and Intolerance (Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, ECRI) del Consiglio d’Europa. Leggi il resto dell’articolo

ROMANIA: Ponta nuovo premier, tra Parlamento e popolazione una questione di fiducia

di Pietro Acquistapace

I conti che Ponta dovra’ far quadrare…

Il parlamento rumeno, riunitosi il 7 maggio, ha dato la fiducia al nuovo Governo: l’esecutivo di centrosinistra guidato da Victor Ponta ha infatti ricevuto 284 voti favorevoli a fronte di 92 contrari, diventanto cosi’ il terzo Governo del paese nel’arco di un anno. I voti contrari sono venuti dal partito della minoranza ungherese (UDMR), che tuttavia ha dichiarato che si terra’ sul piano di un’ opposizione costruttiva, e dal Partito dei Democratici-Liberali (PDL). Leggi il resto dell’articolo

EDITORIALE: Oggi è la festa dell’Europa, ma ci manca la gioia

di Matteo Zola

frammento raffigurante il ratto d’Europa

Oggi è la festa dell’Europa, dell’Europa unita. Oggi è infatti la giornata in cui si ricorda la dichiarazione del 1950 di Robert Schuman considerata l’atto di nascita dell’attuale Unione Europea. Ma oggi l’Unione Europea è detestata da molti cittadini del vecchio continente che ne disprezzano, in diversa misura, l’incapacità politica, le misure economiche, il dominio tedesco, e la percepiscono come un mostro burocratico e finanziario. Come dargli torto? Il rischio però è quello di buttar via il bambino con l’acqua sporca. Leggi il resto dell’articolo

CAUCASO: Karačaj-Circassia, benvenuti sulla Luna

di Enzo Nicolò Di Giacomo

Nel villaggio caucasico di Arkhiz, i cavalli vengono noleggiati a tutti i fanatici della montagna o dell’alpinismo, che vanno in escursione sulla Polyana Lunaya o sul Monte Sophia. Arkhiz si trova nella Repubblica Autonoma della Karačaj-Circassia, una repubblica caucasica (non indipendente) della Federazione Russa, di circa 430mila abitanti. Confina internazionalmente soltanto a sud, con Georgia ed Abkhazia. I suoi confini interni, ossia quelli amministrativi sono: ad est con la vicina sorella Cabardino-Balcaria; a nord e ad ovest con i territori di Stavropol e Krasnodarsk. Fu costituita in epoca sovietica quale distretto autonomo, per accorpare ed amministrare congiuntamente i circassi (islamici, di lingua caucasica) con i karakaj (anch’essi islamici, ma di lingua appartenente alla famiglia turco-mongola). Leggi il resto dell’articolo

POLONIA: Legge “bavaglio” alla polacca. I giornali protestano

di Eitan Yao

La Polonia rischia di seguire le orme della Slovacchia di Fico e dell’Ungheria di Orban convertendosi nell’ultimo paese dell’Europa centro-orientale che approva una riforma restrittiva della legislazione sulla stampa. Questo é, ad ogni modo, quello che temono 57 tra direttori di giornali e settimanali che hanno firmato un appello comune, intitolato “Senat zabija prasę(Il Senato Uccide la Stampa) per protestare contro una proposta di legge attualmente all’esame del Senato polacco.

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CROAZIA: Davvero Europa?

di Antonio Lukić

A più di 20 anni dalla guerra, dopo una recessione che ha visto il PIL in calo per più di un anno, cos’è la Croazia oggi?

Iniziamo l’analisi a partire dal referendum per l’ingresso nell’UE, il secondo referendum nella storia della Croazia dopo quello per l’indipendenza di 20 anni fa: meno del 50% degli aventi diritto al voto ha votato. Ma con i 2/3 dei voti (66.27%) ha vinto il SI per l’ingresso. Come mai, se ancora oggi girando per Zagabria vediamo sui muri le scritte “EU ROBLJE”, ossia “UE RAPINA”? La risposta è semplice: è il qualunquismo di un popolo sfiduciato nella classe politica, non abituato alla democrazia, stanco di come vanno le cose ma troppo preso dalle proprie preoccupazioni. Leggi il resto dell’articolo

RUSSIA: Avviata la spartizione militare dell’Artico. La guerra fredda fra i ghiacci e gli interessi cinesi

di Marco Marchionni

attenti all’orso… russo

Se ne parla poco, ma da ormai diversi anni è in corso una nuova guerra fredda. Anzi, freddissima. Teatro dello scontro è infatti l’Artico, polo strategico mondiale, dotato di immense risorse energetiche. Il mese di aprile, appena conclusosi, è stato piuttosto turbolento. I capi militari di Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia, Danimarca, Svezia, Islanda e Finlandia hanno iniziato a discutere la spartizione militare dell’Artico. Riuniti in una base canadese hanno concordato sulla necessità di una suddivisione vera e propria delle aree di influenza, oltre che la regolamentazione delle rotte commerciali e la spartizione delle enormi risorse energetiche, spartizione sulla quale al momento pare non esserci ancora nessun accordo. Leggi il resto dell’articolo

ELEZIONI GRECIA /5 – Samaras getta la spugna. Ora tocca alla sinistra radicale formare un governo oppure si andrà a nuove elezioni

di Matteo Zola

Alexis Tsipras, leader di Syriza, chiamato a formare il governo

Il presidente della Repubblica greca, alle 14 di ieri, aveva dato ad Antonis Samaras, leader di Nea Demokratia (18,9%), il compito di formare il governo. Ma alle 19 di ieri Samaras getta la spugna. Come previsto dalla legge, oggi sarà il turno di Alexis Tsipras, leader della coalizione di sinistra Syriza, secondo partito uscito dalle urne (16,7%). Tsipras, classe 1974, avrà dunque l’arduo compito di formare un esecutivo in un contesto politico frammentato ma sostanzialmente diviso tra quei partiti che vogliono la continuità (Pasok e Nea Demokratia) e le forze che, in diversi modi, si oppongono all’austerity. Se Tsipras riuscisse nell’impresa darebbe vita all’esecutivo più a sinistra in EuropaLeggi il resto dell’articolo

ARMENIA ELEZIONI 4 / Vince la continuità, ma la società civile si è svegliata

di Davide Denti

Le urne sono chiuse anche a Yerevan e nella provincia armena. Il 62,2% dei quasi due milioni e mezzo di armeni registrati ha votato, e il risultato è molto meno rivoluzionario delle aspettative. Ma se il governo si assicura il migliore degli scenari possibili, la società civile armena è oggi consapevole che la democrazia non può essergli negata impunemente ancora a lungo.

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ELEZIONI GRECIA / 4: Non vince nessuno. Possibile anche un governo di sinistra. Neonazisti in Parlamento

di Matteo Zola

I risultati delle urne

Dalle urne greche esce una società frammentata, almeno in apparenza. Il partito conservatore Nea Demokratia, guidato da Antonis Samaras, è il primo partito con il 18,9%, ciò gli dà diritto al premio di maggioranza e a 108 dei 300 seggi in Parlamento. Samaras ha detto di voler puntare su un «governo di salvezza nazionale» che mantenga la Grecia in Europa e prosegua con la politica di austerità, ma i numeri rendono difficile questa opzione. Al secondo posto c’è la coalizione della sinistra (Syriza) di Alexis Tsipras che ha ottenuto il 16,76% (52 seggi). Segue il Pasok, socialista, terzi con un umiliante 13,2% (nel 2009 avevano superato il 43%) e 41 seggi.

Al quarto posto, con il 10,6% si è piazzato Greci indipendenti, partito di destra nato per opporsi al prestito internazionale. Seguono i comunisti del Kke con l’8,47%, da sempre in prima fila contro le misure di austerità, e il partito neonazista Alba Dorata con il 7%. Ultimo partito entrato in Parlamento è la Sinistra Democratica (Dimar) di Fotis Kouvelis, con il 6,1%.

In tutto sono sette i partiti a entrare in Parlamento. Ora un paio di riflessioni. Leggi il resto dell’articolo

ELEZIONI SERBIA /5 – Un testa a testa nei risultati. Ma dalle urne esce puzza di vecchio

di Matteo Zola

Elezioni presidenziali

In Serbia si è votato per le elezioni presidenziali e per quelle parlamentari. Partiamo dalle prime. La poltrona di presidente verrà assegnata dopo il ballottaggio del 20 maggio dato che nessuno dei candidati ha raggiunto il cinquanta più uno delle preferenze. Il testa a testa è tra il presidente uscente, Boris Tadic, e Tomislav Nikolic, esponente del partito progressista serbo (Sns, di area conservatrice). Nikolic è un fuoriuscito (nel 2008) del partito radicale serbo il cui leader, Vojislav Šešelj, è oggi rinchiuso presso il Tribunale internazionale dell’Aja accusato di crimini contro l’umanità. Un pedigree certo non democratico. Democratico è invece il nome del partito di Tadic, presidente uscente, con baricentro a destra.

Tadic e Nikolic sono dati da B92, storica emittente radiotelevisiva serba, rispettivamente al 25,4% e al 25,1%. Al terzo posto si piazza Ivica Dacic, leader del partito socialista che fu di Milosevic, con un sorprendente 14,2%. Dadic, di Milosevic, fu anche il portavoce nel decennio di guerra degli anni Novanta. Al quarto l’ex presidente serbo Vojislav Koštunica col 7.2%, colui che si oppose all’estradizione di Milosevic all’Aja. Secondo alcune ricostruzioni Kostunica potrebbe essere il mandante politico dell’omicidio di Zoran Đinđić. Jadranka Šešelj, moglie del leader radicale, si ferma al 3,9%. Leggi il resto dell’articolo

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