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Società, politica e cultura dell'est Europa
Le immagini
Ecco, di fronte ai nostri occhi, le tese, dense immagini dal luogo dell’incidente di Albert Camus.
Quasi ogni cosa ci appare, al di là del tempo, dell’oblio, del fatale dissolversi di tutto.
Senza sonoro, la scena è sospesa, spettrale; i volti degli astanti mostrano stupore, rispetto, e la certezza di assistere a un evento che li supera, che travalica l’istante, muove già verso la Storia, entro un disegno di cose più grandi.
La morte, aleggia tra quegli alberi, su quella strada, fra quei rottami che sembrano conservare ancora l’energia dell’urto, la spaventosa potenza dell’impatto, e della distruzione.
Tutto, per sempre, è già accaduto, eppure ancora gli eventi aleggiano sulla scena della catastrofe, tutto sembra ancora vibrare, muoversi lungo l’impercettibile traiettoria del destino: una segreta energia collega e sostiene gli elementi del disastro, gli oggetti inanimati ancora preda del disordine, dell’urto, della fulminea separazione; tutto ancora resta, calcinato e sospeso dall’energia della tragedia, nella geometria invisibile che collega ed unisce ogni minimo frammento della devastazione.
D’un tratto, un poliziotto, quasi a violare l’immobilità sacrale delle cose morte, solleva e mostra una gomma, squarciata nella parte interna, probabilmente la vera causa della sciagura.
E allora tornano alla mente i primi titoli dei giornali dell’epoca, che indicano nella gomma la causa dell’incidente.
Così come un recente servizio di Mediapart, che, senza incertezze, indica nello pneumatico la fonte della sbandata mortale.
Risuonano ancora più nitide, pesanti come pietre, le parole di Jan Zabrana “Hanno danneggiato uno pneumatico dell’auto grazie a uno strumento tecnico che con l’alta velocità ha tagliato o bucato la gomma.”
“…Ci sono riusciti, e in modo così perfetto che il mondo fino a oggi ha creduto che Camus sia morto a causa di un banale incidente stradale, come può succedere a chiunque.”
Ho scoperto oggi Feuilleton: Camus e il destino dei giusti. Molto suggestivo e molto ben scritto. Spero che diventi un libro, per lo meno un ebook per avere il racconto in forma unitaria.
Sto scrivendo un romanzo ambientato tra Algeri e Marsiglia che racconta una storia che ha origine in un massacro avvenuto durante gli anni neri. In un capitolo descrivo un viaggio che Albert Camus vecchio e non morto fa ad Algeri per visitare il suo quartiere di Belcourt e vedere attraverso i suoi occhi l’ Algeria di oggi.
Gent. Francesco, se digita “Camus” nel motore di ricerca interno, in alto a destra, troverà le puntate precedenti. Il lavoro di Catelli è rimbalzato, la scorsa estate, sulle principali testate europee. Una volta ultimato ne faremo un e-book se l’autore non preferirà un editore tradizionale.
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Bellissimo,come sempre ha il dono di dare al tempo quel velo
di unione tra passato e presente,di far rivivere come se fosse adesso ,come se si potesse fermare l’attimo.
Come se potessimo dargli ancora vita,sentendo ancora molto viva
la sua voce di verità!
Sono sicura sarà un buon libro.
Ho appena visto il video,quelle scene terrificanti parlano
vogliono una risposta a quella tragedia
il destino? Il pneumatico in quella scena sembra la risposta,
le parole di Zabrana rieccheggiano nella mente.
E’ molto forte vedere le scene e penso sia davvero arduo e importante il
lavoro che lei sta facendo con delicatezza e maestrìa.
Grazie i grandi del passato non vanno lasciati mai nemmeno nel presente, tra noi e loro il ponte è cercare sempre di dar voce al “giusto”.