EaST Journal

Società, politica e cultura dell'est Europa

I rom nell’Europa orientale, ovvero come ti demonizzo il diverso

di Simona Mattone

DA BUCAREST - L’otto aprile è stata la giornata internazionale dei Rom e dei Sinti. In ogni paese le giornate internazionali hanno odori diversi. Profumano di vittoria, o di sconfitta. A volte di superfluo. Bucarest, capitale del paese con la più numerosa popolazione rom, ha proposto una giornata di documentari e di informazione. In un cinema, un po’ d’altri tempi, senza molta pubblicità. Una ventina di ragazzi, due o tre teste bianche e lo schermo. Passano le ore, e le storie si intrecciano. Ragazzini che arano campi – si parla di garantire l’accesso scolastico a tutti-, e roulotte che cercano di raggiungere la Francia, ancora, dopo l’ennesima espulsione, perché “qui in Romania non si può più stare”. C’è un villaggio di 700 persone, costruito al confine tra due distretti, che non riceve né acqua, né luce. Né documenti. Se non quelli temporanei, concessi occasionalmente da qualche partito in vista delle elezioni, e poi ritirati.

E’ chiaro: la considerazione dei rom è pessima. L”informazione è pessima. Ci si dimentica spesso che sono uomini. Anche qui, dove la maggior parte non vive in baracche, ma lavora, svolgendo le professioni più umili. Nei più casuali dialoghi con la gente, uno straniero in Romania viene informato della differenza tra romeni e rom, almeno una volta al giorno. “Non siamo gypsies, non siamo tigani, non siamo zingari. Noi non rubiamo”. L’immagine è senza dubbio quella proposta dai media. La capacità dei media romeni di influenzare l’opinione pubblica lavora su costruzione e diffusione di stereotipi negativi riguardanti i rom. Leggi il resto dell’articolo

UZBEKISTAN: Eccidio di Andijan, un anniversario interessatamente dimenticato

di Pietro Acquistapace

Un momento della repressione dopo la strage

DA LONDRA - Ricorre in questi giorni l’anniversario di quella che è una delle pagine più nere della recente storia centrosiatica: ossia l’eccidio di Andijan. Tra il 12 ed il 13 maggio 2005 una folla di dimostranti attaccò la locale prigione per liberare 23 detenuti, scapparono poi in 200, e si riversò quindi nelle strade chiedendo le dimissioni del presidente Karimov e riforme sia politiche che economiche. Quella ache segui’ fu una vera e propria mattanza condotta dalle forze speciali uzbeke; il conto delle vittime non e’ mai stato fatto ed il numero viene stimato secondo alcuni analisti addirittura nell’ordine delle migliaia. Leggi il resto dell’articolo

GRECIA: Nominato governo tecnico, si voterà il 17 giugno. La sinistra è in testa nei sondaggi

di Matteo Zola

foto La Presse

Il capo di Stato greco Karolos Papoulias ha scelto oggi un magistrato – il presidente del Consiglio di Stato, Panayiotis Pikrammenos – come premier di un governo provvisorio che dovrà portare la Grecia a nuove elezioni fissate per il 17 giugno.  La scelta ricade dunque su un uomo di legge, espressione delle istituzioni democratiche. Ma il clima è tutt’altro che tranquillo: la gente comincia ad avere paura di una sempre più probabile uscita del Paese dall’eurozona e – anche se non è ancora assalto alle banche – negli ultimi tre giorni i greci hanno ritirato almeno 800 milioni di euro dai loro conti correnti. Ci giungono voci, tutte da verificare, che l’esercito sarebbe stato posto a presidio degli istituti bancari allo scopo di evitare, in caso di crack definitivo, un assalto agli sportelli.

I banchieri, da parte loro, minimizzano affermando che non c’è stato sinora alcun assalto alle banche e che non ci sarà. Come non ci saranno problemi di liquidità perché, spiegano sempre i responsabili degli istituti finanziari, nei conti di aziende e privati cittadini nelle banche greche sono depositati oltre 165 miliardi di euro. Dal canto suo, il presidente della Bce, Mario Draghi, alla domanda se l’uscita della Grecia dall’euro lo preoccupa, ha risposto “no comment“. Leggi il resto dell’articolo

BOSNIA: Segregazione scolastica, un tribunale dice basta alla divisione fra croati e musulmani

di Giorgio Fruscione

Adesso basta. È quello che ha detto il tribunale di Mostar in merito all’odiosa questione “due scuole sotto lo stesso tetto (dvije škole pod jednim krovom). Il tribunale della capitale erzegovese, che ha giurisdizione su tutto il cantone dell’Erzegovina-Narenta, ha infatti stabilito che il fenomeno rappresenta una violazione della legge sul divieto di discriminazione.

La sentenza dei giudici è arrivata lo scorso 27 aprile, stabilendo altresì che il Ministero dell’istruzione, della scienza, della cultura e dello sport del suddetto cantone ha tempo fino al primo di settembre 2012 per rimuovere questo “sistema scolastico”, che di fatto segrega gli alunni delle scuole elementari sulla base dell’appartenenza nazionale in due ali distinte degli edifici scolastici.

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Il Parlamento europeo guarda alle comunità Lgbt dei Balcani

di Eitan Yao

East Journal torna ad occuparsi della situazione delle minoranze sessuali dei Balcani Occidentali -a cui abbiamo già dedicato un post recentemente- con due articoli in cui analizzeremo una serie di risoluzioni approvate dal Parlamento Europeo in merito, anche ma non solo, alla situazione di queste comunità LGBT. L’assemblea europea si é occupata, infatti, della situazione della regione in due sessioni plenarie tenutesi il 14 e 29 Marzo scorsi, in occasione dalla presentazione dei consueti rapporti intermedi sui progressi compiuti dai paesi che aspirano a raggiungere l’UE (***).

In questo primo post ci occuperemo dei testi approvati nella seduta del 14 Marzo scorso. In quella seduta il parlamento ha esaminato le relazioni sull’allargamento all’ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, all’Islanda e alla Bosnia-Erzegovina. Leggi il resto dell’articolo

ROMANIA: Paese ospite al salone del libro di Torino

foto e testo di Silvia Biasutti

Quest’anno il Salone del libro di Torino ha spento venticinque candeline. In occasione di questo importante traguardo, ha fatto capolino tra i Paesi ospite dell’edizione oltre alla Spagna, la Romania. Una presenza centrale quella romena al salone di Torino: sono, infatti, oltre un milione i cittadini romeni presenti nel Belpaese, di questi quasi centomila solo a Torino. Assai ricco il programma messo a punto dall’Istituto Romeno di Cultura di Venezia per la kermesse piemontese: decine di incontri con gli autori contemporanei più significativi, oltre che concerti, mostre e proiezioni. Leggi il resto dell’articolo

GEORGIA: Fra la Nato e l’Afghanistan

di Michael Biasin

DA TBILISI – Il 20 aprile scorso il ministro degli Esteri georgiano, Grigol Vashadze, durante l’incontro che si è svolto a Bruxelles dell’alleanza dei Paesi che sono coinvolti nel processo di stabilizzazione in Afghanistan, ha dichiarato che la Georgia è pronta a continuare il suo impegno nel Paese anche dopo il 2014. La Georgia rimane uno dei più fedeli alleati degli Stati Uniti il quale, d’altro canto, ha stabilito numerose basi militari e sta formando le truppe del piccolo Paese caucasico che vengono mandate in Afghanistan. Il governo georgiano sta portando avanti una forte campagna pubblicitaria per convincere i cittadini ad arruolarsi facendo sottintendere che verranno utilizzati per proteggere il Paese dagli invasori stranieri (ovvero la Russia) quando in stragrande maggioranza vengono mandati in Afghanistan. Leggi il resto dell’articolo

MACEDONIA: I neonazisti greci la rivogliono, intanto continuano i problemi con la minoranza albanese

di Valentina Di Cesare

La questione del “nome“* che inasprisce da anni i rapporti tra Macedonia e Grecia è tornata alla ribalta sulle cronache europee dopo gli eventi degli ultimi giorni che si uniscono ad altri avvenimenti interni al piccolo stato dell’Europa sudorientale. Qualche giorno fa l’Unione dei Giovani Agricoltori Greci aveva offerto un’opportunità di lavoro per fronteggiare la tremenda crisi economica che investe il paese. La zona interessata è l’Emazia, in greco Περιφερειακή ενότητα Ημαθίας (Imathia), una delle regioni che maggiormente soffre gli effetti della crisi economica con punte di disoccupazione che toccano il 50%. Il territorio fa parte della regione greca chiamata Macedonia centrale, da non confondere col vicino stato della ex Jugoslavia, che però i greci preferiscono chiamare Fyrom. L’offerta di lavoro, (per la precisione si trattava della raccolta stagionale di pesche) prevedeva una paga di circa 20 euro al giorno, vitto e alloggio spesati  per 4 mesi e  6 giorni a settimana. Su 5000 posti disponibili soltanto una ventina di greci avrebbero dato la propria disponibilità mentre all’annuncio avrebbero risposto in gran parte macedoni, specialmente di etnia albanese.   Leggi il resto dell’articolo

EDITORIALE: La Serbia è morta, lunga vita alla Serbia!

di Filip Stefanović

Confronto degli esiti parlamentari alle elezioni del 2008 e 2012 in Serbia (elaborazione dati EaST Journal)

Di fronte agli esiti elettorali serbi, piuttosto scontati, mi riesce difficile comprendere il pacato ottimismo che vige tra gran parte degli osservatori occidentali: ai loro occhi, pare di capire, ogni giorno rubato ai conflitti armati è un nuovo inno elevato alla democrazia.

Ora, se è così, le strade sono solo due: o la Serbia è finalmente diventata un “noioso” paese occidentale come tanti altri, ma quindi è alquanto superfluo soffermarsi a festeggiare il mero esito democratico delle sue tornate elettorali, oppure dobbiamo ammettere che qualche spiccata peculiarità la porta, se non altro per un criminale, sanguinoso, recentissimo passato. È solo in questa seconda ottica che riesco a capire l’illuministico ottimismo di chi brinda ad ogni elezione svoltasi regolarmente, ad ogni dichiarazione di qualche politicante serbo che abbia imparato a masticare sorridendo la parola “Europa”. Eppure, proprio in questa chiave, risulta incomprensibile come gli stessi siano altrettanto svelti nell’assolvere la palese rimonta dei protagonisti in prima persona del palcoscenico politico del regime di Milošević. Leggi il resto dell’articolo

GERMANIA: Il voto scaccia l’austerity. O forse no

di Gabriele Merlini

DA BERLINO - Che non godesse di simpatie radicatissime dalle parti del Nordreno-Westfalia era immaginabile, tuttavia succede alcune volte di pronosticare una sconfitta che nei fatti si rivela doppiamente pesante. Solita storia: i numeri. La Cdu di Merkel e soci scende dal trentaquattro percento a circa il ventisei mentre le previsioni la davano al trenta. A farne le spese il capolista Röttgen, ministro federale dell’ambiente e sodale da tempo del cancelliere. Per altro la zona è di quelle delicate quindi da tenere in grande considerazione. Land più popoloso della Repubblica Federale nonché motore industriale nazionale (altissimo il contributo che la Ruhr dà al paese in termini di prodotto interno lordo), mica puoi bypassare la voce di posti come Colonia, Dortmund e Düsseldorf e relative acciaierie.

Un messaggio indiscutibilmente chiaro: esce vincitrice la Spd tramite la consacrazione della popolare governatrice Hannelore Kraft e si confermano i verdi. Bene i liberali -e questa è una notizia- mentre scende la Linke salutando il Landtag, che sarebbe il parlamento dello stato. Aula nella quale viceversa entrano i Piraten i quali continuano la loro marcia su buona parte della Germania.

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ESTREMA DESTRA: Sorge Alba Dorata tra pogrom e intimidazioni. Con l’aiuto dei Colonnelli

di Marco Marchionni

fonte: IbTimes

E’ sorto un sole nero sulla Grecia, si chiama Alba Dorata, in greco Chrysi Avgi, il cui simbolo è un meandro nero su sfondo rosso, molti ci vedono una svastica, altri un rigurgito del passato, ma il 7% dei greci alle ultime elezioni ha visto in loro qualcosa di più e li ha votati: hanno conquistato 21 seggi in Parlamento e continuano ad essere sottovalutati dalle altre formazioni politiche, tanto che ad oggi né Samaras di Nea Dimokratia, né tanto meno il leader di Syriza, Alexis Tsipras li hanno interpellati durante le consultazioni per la costituzione di un nuovo governo. Forse, ma sono voci, lo sta facendo in queste ore il Pasok.

State attenti, stiamo arrivando. Continueremo la nostra lotta dentro e fuori dal Parlamento”: queste le prime parole di Nikolaos Michaloliakos leader di Alba Dorata, e poche ore dopo, nella prima conferenza stampa ha subito chiarito il loro programma politico: “Minare le frontiere per impedire l’accesso agli immigrati, espellere e incarcerare gli stranieri già approdati in Grecia, introdurre la pena di morte per lo spaccio di droga, vietare per legge i sindacati, applicare i diritti legati alla cittadinanza ai soli greci e i loro diretti discendenti, uscire dall’euro, nazionalizzare le banche e le risorse naturali”. Leggi il resto dell’articolo

SERBIA: Il portavoce di Milosevic sarà premier a Belgrado. Ma è una buona notizia

Riportiamo un articolo dell’8 maggio scorso sul risultato delle elezioni serbe: mentre si attende l’esito del ballottaggio per le presidenziali, si lavora a un accordo per la formazione del nuovo esecutivo che potrebbe vedere in Ivica Dacic il prossimo primo ministro. L’articolo in questione si discosta dalla nostra analisi che non ritiene essere una buona notizia il premierato di Dacic. Com’è nostra abitudine, crediamo di fornire un servizio al lettore offrendogli punti di vista alternativi al nostro.

di Matteo Tacconi

da Europa

Boris Tadic e Tomislav Nikolic finiscono appaiati (27 per cento circa al primo; 25 e poco più al secondo) e se la giocheranno al ballottaggio, tra due settimane. Il voto parlamentare è stato tale e quale a quello presidenziale. L’unica differenza è che il Partito progressista (Sns) di Nikolic, forza conservatrice a dispetto del nome, ha ottenuto più seggi di quello democratico (Ds), guidato dal capo dello stato uscente: 72 a 67. I sondaggisti avevano preconizzato che la grande domenica elettorale serba – oltre alle presidenziali e alle legislative ci sono state le amministrative e le provinciali in Vojvodina – sarebbe terminata così. Leggi il resto dell’articolo

BOSNIA: Buon (non) lavoro

di Alfredo Sasso

DA SARAJEVO- Alla vigilia del 1º maggio, su internet circolava un’immagine intitolata 1st May in Bosnia, che ironizzava sull’assenza di manifestazioni per la Festa del Lavoro in Bosnia-Erzegovina, a differenza di ciò che avviene in molti paesi europei. Altrove la gente scende in piazza, in Bosnia invece il 1º maggio si trascorre davanti al roštilj, l’irrinunciabile grigliata di carne da consumarsi con familiari e amici, preferibilmente in aperta campagna.

A prima vista, la realtà di questo 1º maggio 2012 non è stata molto diversa da quell’immagine sarcastica. Le strade di Sarajevo sono rimaste deserte, così come quelle di Banja Luka e delle altre principali città del paese. A Mostar, la tradizionale manifestazione del Grah sa sindikatima (letteralmente “Fagioli con i sindacati”, in quanto si concludeva con un pranzo a base di zuppa di fagioli, considerato simbolicamente il pasto tradizionale dell’operaio) quest’anno è stata annullata: il sindacato organizzatore non aveva fondi, mentre l’impresa che tradizionalmente sponsorizzava (sic) l’evento è fallita di recente. Leggi il resto dell’articolo

KULTURA: Attila József, il mendicante di bellezza

di Claudia Leporatti

Un poeta che non smetterà mai di essere attuale, Attila József, è stato protagonista di una serata di poesia nella cornice della Palazzina Liberty di Milano, allestita per presentare il volume “Il mendicante di bellezza”, una raccolta delle prime opere dell’autore ungherese, scritte tra i 16 e i 20 anni, tradotte in italiano da Tomaso Kemeny e uscita nel 2008 per i tipi Il Faggio. Un volume sottile, ma denso di arte a vari livelli: sette poesie in lingua originale affiancate da altrettante incantevoli traduzioni e inframezzate da dipinti di pittori ungheresi della prima metà del Novecento. Lettore d’eccezione per i versi di József (nella loro traduzione in italiano) è stato l’attore di teatro Franco San Germano. Il professor Kemeny, che pure con la poesia di Attila ha un rapporto pressoché continuo, non può leggerli: “mi commuovo ogni volta”, anticipa. Alla serata nel prestigioso spazio eventi in Largo Marinai d’Italia ha preso parte anche il Console Generale di Ungheria in Italia, Manno István.

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POLONIA: Legge “bavaglio” alla polacca. I giornali protestano

di Eitan Yao

La Polonia rischia di seguire le orme della Slovacchia di Fico e dell’Ungheria di Orban convertendosi nell’ultimo paese dell’Europa centro-orientale che approva una riforma restrittiva della legislazione sulla stampa. Questo é, ad ogni modo, quello che temono 57 tra direttori di giornali e settimanali che hanno firmato un appello comune, intitolato “Senat zabija prasę(Il Senato Uccide la Stampa) per protestare contro una proposta di legge attualmente all’esame del Senato polacco.

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EDITORIALE: Oggi è la festa dell’Europa, ma ci manca la gioia

di Matteo Zola

frammento raffigurante il ratto d’Europa

Oggi è la festa dell’Europa, dell’Europa unita. Oggi è infatti la giornata in cui si ricorda la dichiarazione del 1950 di Robert Schuman considerata l’atto di nascita dell’attuale Unione Europea. Ma oggi l’Unione Europea è detestata da molti cittadini del vecchio continente che ne disprezzano, in diversa misura, l’incapacità politica, le misure economiche, il dominio tedesco, e la percepiscono come un mostro burocratico e finanziario. Come dargli torto? Il rischio però è quello di buttar via il bambino con l’acqua sporca. Leggi il resto dell’articolo

REP. CECA: Crescono i comunisti. Regge il centrosinistra. Galleggia il governo

di Gabriele Merlini

DA BERLINO - Soffia sull’intera Europa un piacevole vento di conta e statistiche. Proiezioni nate con il fine esplicito di essere smentite o generare qualche speranza nei cuori dei sognatori più intransigenti. Operazioni con le quali la connaturata instabilità politica ceca va a nozze. Cioè: quando hai la quasi certezza che un esecutivo o coalizione al massimo dura un paio di anni, almeno divertiti con i numeri del successivo. Da un punto di vista meramente cronologico gli ultimi dati forniti dalla agenzia STEM* sono i seguenti: l’attuale e principale partito di opposizione ČSSD (i socialdemocratici) assieme al KSČM (i comunisti) raggiungerebbero agili quota 138 seggi alla Camera dei Deputati ossia la maggioranza nel contesto di ipotetiche elezioni politiche (ipotetiche fino un certo punto poiché in Repubblica Ceca si voterà sul serio tra non molto tempo.) Altri che finirebbero in parlamento sarebbero l’ODS -corrispettivo di centrodestra del ČSSD- e il Top09 di Karel Schwarzenberg appartenente allo stesso schieramento. Scarseggerebbero viceversa le possibilità di rentrée per i cristiano-democratici del KDU-ČSL, il cui bacino elettorale non parrebbe garantire un superamento della fatidica soglia del cinque percento. Idem il movimento di Radek John Věci Veřejné che -progettato con intenti di rottura e portavoce di istanze di trasparenza- ha impiegato pochi mesi ad impelagarsi in scandali e scivoloni che affosserebbero carrozzoni ben più rodati.

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RUSSIA: Putin per la terza volta al Cremlino. Ma cosa ha fatto di buono fin qui?

di Giovanni Bensi

DA MOSCA - Ormai Vladimir Putin è presidente della Russia per la terza volta, dunque per sei anni, e se volesse poi potrebbe rimanercene altri sei. Dmitrij Medvedev torna sulla poltrona di premier e dovrà vedersela anche con la guida di „Russia Unita” i cui dirigenti fanno un po’ la figura dei “polli di Renzo” di manzoniana memoria. Il tandem Putin-Medvedev ha dietro di sé quattro anni di potere, e all’inizio di questo nuovo periodo dopo la staffetta è interessante vedere che cosa i due massimi dirigenti, al Cremlino e alla Casa Bianca, hanno lasciato alla Russia. La domanda se l’è posta l’organizzazione economica moscovita FBK (Consulting di finanza e contabilità) guidata da un gruppo di specialisti della facoltà di economia delle MGU (Università statale di Mosca Lomonosov), compresi i fondatori della compagnia Sergej Shapiguzov e Elena Proskurnja. Leggi il resto dell’articolo

UNGHERIA: Pronte le “nuove” tasse del piano Széll Kálmán 2.0

di Claudia Leporatti

foto di Horváth Ernő dal sito del governo ungherese kormany.hu

Nuove tasse per l’Ungheria? In realtà quelle presentate nei giorni scorsi dal Ministero dell’Economia magiaro sono misure che modificano e prolungano le tasse straordinarie rivolte alle aziende di telecomunicazioni, energia e banche introdotte nel 2010. Come preannunciato, il governo Orbán ha approvato la bozza delle misure fiscali aggiuntive nel quadro del piano Széll Kálmán 2.0 (vedi qui), volto a ridurre il deficit nazionale e soddisfare i requisiti richiesti dalla Commissione europea. Di seguito le linee guida delle manovre fiscali comunicate dal ministro dell’economia Matolcsy i cui dettagli saranno discussi di fronte ai maggiori industriali del Paese e con il resto dell’assemblea parlamentare. Leggi il resto dell’articolo

L’EST NEL PALLONE: Tra Bucapest e Budarest, i baschi perdono la finale

di Matteo Zola

La chiamavano “la carica dei 25mila”, tutti tifosi spagnoli diretti a Bucarest per la finale di Europa League (la vecchia coppa Uefa). La capitale romena era infatti sede della finalissima tra l’Atletico Madrid e l’altrettanto Atletico Bilbao. I baschi, forse a causa del fatto che la squadra era un po’ di anni che mancava dalla ribalta europea, traditi certo dall’emozione prima che dalla geografia, hanno sbagliato città confondendo Bucarest, sede della finalissima, con Budapest. Immaginiamo lo sgomento una volta usciti dall’aeroporto. E non possiamo non sorridere pensando alle facce degli ungheresi che si sono visti circa 400 spagnoli con bandieroni e trombette che chiedevano indicazioni per lo stadio romeno, maledicendo l’incomprensibile cartina.

A riferirlo è Eurosport, che riprende una notizia di Antena3. La notizia, per quanto assurda, è quindi vera. I baschi, desolati, avranno passato la sera in cerca di un pub dove assistere alla partita, forse con scarso successo. Non si sono persi molto, l’Atletico Bilbao è uscito sonoramente sconfitto. La vicenda fa il paio con quella della marina romena che, andando in soccorso dei terremotati di Haiti, attraccò a Tahiti. I tifosi baschi, però, hanno così dimostrato che non solo l’est è nel pallone.

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