EaST Journal

Società, politica e cultura dell'est Europa

CITTA’: La parabola di Novi Sad, da capoluogo interetnico ad anonima provincia serba

di Christian Eccher

tramonto a Novi Sad

Le chiatte provenienti dal nord scivolano rapidamente lungo il fiume e scompaiono alla vista dopo aver virato verso sud per seguire l’ansa che costeggia la collina su su cui è situata l’enorme fortezza austriaca di Petrovaradin, eretta circa tre secoli fa a difesa del confine fra l’impero asburgico e quello turco. Leggi il resto dell’articolo

CAUCASO del NORD: L’intrico etnico sul filo della Storia

di Enzo Nicolò Di Giacomo

Il 4 di marzo 2012 nella Federazione Russa si svolgeranno le elezioni presidenziali, ed il candidato favorito e di rilievo è Vladimir Putin, che corre per il terzo mandato. Putin non ha mai tenuto nascosto il proprio ossessivo interesse per quella parte di Russia meridionale, che è compresa nel Caucaso e che entro i propri confini territoriali contiene un’insieme numeroso e diversificato di popoli, di etnie, di minoranze nazionali e oblast’ autonome. Leggi il resto dell’articolo

L’OPINIONE: La crisi del capitalismo e la mancanza di alternative

Marco Revelli

di Marco Revelli*

stralci d’intervista da Il Corsaro

Una democrazia lesionata

Non mi piace l’espressione “sospensione della democrazia”, che è stata utilizzata ampiamente soprattutto nell’ambito del centrodestra. Una “sospensione” implicherebbe una concezione parentetica degli avvenimenti: come se prima ci fosse una democrazia vitale e sana, si fosse poi aperta una fase di “pausa” e fosse possibile il ritorno ad una normale vita democratica. La nostra democrazia era lesionata da tempo, e il berlusconismo ne era il sintomo, non la causa. Da tempo la sovranità popolare era una sovranità molto limitata; assai più favorita era la sovranità populista. Con molta difficoltà torneremo a vedere un sistema politico funzionare secondo le regole della democrazia rappresentativa, così come si è definita alla metà del secolo scorso. Leggi il resto dell’articolo

SERBIA: Donne due volte vittime, la violenza tra le mura di casa

di Daniela Piazzalunga

«L’odio verso la donna, insito nell’uomo, si esacerba nel momento in cui la donna esercita anche una qualche forma potere», afferma un amico per spiegarmi come, secondo lui, il potere nelle mani di una donna possa essere due volte odiato: odio verso il potere in sé, e odio verso la donna che non dovrebbe detenerlo. Ciò non accade, invece, se la donna «mantenendo un basso profilo, si occupa di cose che per l’uomo “attengono alla donna”, la famiglia, i figli, e quindi non è odiata dall’uomo».

Potrebbe trattarsi di uno stimolante dibattito di carattere meramente intellettuale, se non sapessi che ha effetti concreti nella vita di ogni donna, di ogni giorno. Ma prima ancora di addentrarmi nella discussione in merito ad una diversa distribuzione del potere tra i sessi, le ultime parole mi colpiscono per la loro inconsapevole falsità. Leggi il resto dell’articolo

ELEZIONI CREMLINO: Il comunista Zjuganov in cerca di alleati

di Giovanni Bensi

Che cosa fanno i comunisti russi (PCFR) in vista delle elezioni presidenziali? Il loro leader Gennadij Zjuganov, uno dei candidati, meglio noto come “govorjashchaja kartoshka” (“patata parlante”), seguendo la tradizione che lo vuole sempre secondo, questa volta, se Vladimir Putin non vincerà al primo turno, sarà il suo avversario al ballottaggio. Leggi il resto dell’articolo

GRECIA: L’insostenibile leggerezza del fallimento

di Filip Stefanović

Nel giugno dell’anno scorso, su queste pagine, dicevamo fondamentalmente due cose: 1) un default greco sarebbe stato inevitabile, e 2) l’Italia avrebbe fatto bene a guardarsi in casa. Non che fosse più una previsione difficile a quei tempi, ma avevamo ragione.

Nella notte tra lunedì e martedì, dopo 14 ore di discussione, l’Eurogruppo annunciava il via libera all’ennesimo pacchetto di aiuti per la Grecia, 130 miliardi di euro da qui al 2014, col vincolo per il paese ellenico di riportare il suo debito pubblico al 120,5% per il 2020, dall’attuale 163% – obiettivo che trasuda candido ottimismo. Leggi il resto dell’articolo

LETTONIA: Referendum sulla lingua russa, vince il no

Si è votato in Lettonia per il referendum sul riconoscimento della lingua russa come seconda lingua ufficiale accanto al lettone. I risultati danno vincente il “no” con circa il 75% dei voti. Il lettone resterà dunque l’unica lingua ufficiale della repubblica baltica. La Lettonia ha circa 2 milioni di abitanti, dei quali oltre il 44% sono russòfoni. Il 16% della popolazione, coloro i cui antenati sono giunti qui durante il periodo sovietico, sono “non cittadini” e non hanno avuto il diritto di partecipare al referendum.

Il blog Baltica, curato da Paolo Pantaleo con la collaborazione di Camilla Zanon, che si occupa delle vicende di Lituania, Estonia, Lettonia con uno sguardo alla vicina Russia e alla Finlandia, ha seguito con particolare attenzione il voto sul referendum lettone. Un lavoro preciso e importante cui rimandiamo per ulteriore approfondimento.

ROMANIA: Roşia Montană, le proteste ambientali che precedettero quelle politiche

di Aron Coceancig

Abbiamo intervistato Csongor Kovács presidente dell´associazione ambientalista Green Transylvania e del portale di informazione www.greendex.ro. (*)

- Come ha avuto inizio il movimento Salvaţi Roşia Montană?

Il movimento ha avuto inizio nel 1997 quando la RMGC (Rosia Montana Gold Corporation) ha presentato il progetto. I primi attivisti sono stati alcuni abitanti del villaggio che si opponevano all’esproprio e alla distruzione di alcune case e del cimitero. Durante i primi anni il movimento è rimasto sostanzialmente confinato all’interno della vallata, ma dal 2000 con il disastro di Baia Mare ha conquistato la ribalta nazionale. Questa catastrofe ha evidenziato la pericolosità dell’utilizzo del cianuro nelle pratiche estrattive ed ha avviato una discussione nazionale sull’utilità di miniere del genere. Leggi il resto dell’articolo

MACEDONIA: La Merkel e altri nomi che la Grecia non ama

di Davide Denti

Angela Merkel si comporta sempre più come il presidente in carica, in Europa: nel bene e nel male, è lei che striglia i greci, minaccia i serbi, e sostiene i macedoni. Barroso, Van Rompoy, Ashton e Fuele possono prendersi un po’ di riposo, ci pensa Angie.

E se il macedone eponimo, Alessandro, era riuscito a risolvere il nodo di Gordio tagliandolo in due con la spada, riuscirà Angela Magna a fare lo stesso con la questione geopolitica più incomprensibile d’Europa, l’ostilità dei greci a non voler riconoscere uno stato che abbia lo stesso nome di una loro regione? (un po’ come se il Re del Belgio si fosse opposto all’indipendenza del Lussemburgo col pretesto che pure una provincia belga si chiamava già così, ohibò!). Leggi il resto dell’articolo

GERMANIA: Joachim Gauck. Parabola di un Bundespräsident

di Gabriele Merlini


Un amico tedesco si prende la briga di sacrificare trenta secondi del proprio preziosissimo tempo (è designer d’interni: a Berlino significa tanto) per scrivermi una mail. Poche righe ma indicative. «Quel ********* di Wulff si è tolto dalle ********. Alla tv hanno persino fatto paragoni con l’Italia degli ultimi quindici anni. Ci pensi?» Ci penso. Ma credo sia doveroso svicolare da ogni parallelismo. Non porterebbe tanto lontano. D’altronde che l’ex Bundespräsident non fosse un monumento di rettitudine si poteva immaginare, così come molti annusarono un possibile passo falso di Angela Merkel al momento dell’insediamento. Sia come sia: acqua passata. Di Wullf già abbiamo scritto qui.
Adesso è Gauck il futuro. Gauck è il futuro perché Gauck è il passato. In qualche modo. Doveroso occuparsene visto che tante testate nazionali ed estere definiscono Gauck eroe dell’Est o (più o meno correttamente) il piccolo Havel della DDR.

Breve bio: pastore attivista per i diritti umani in Germania Orientale, fu nel 1989 figura di spicco del movimento Neues Forum, che divenne nel 1990 Bündnis 90 (Alleanza 90) assieme a Demokratie Jetzt (Democrazia Adesso) e l’Iniziativa per la pace ed i diritti civili (Initiative für Frieden und Menschenrechte). Quindi -garanzia di rottura effettiva, sia mai ci fossero stati dubbi- a seguito della elezione a deputato divenne presidente della commissione speciale per il controllo dello scioglimento della Stasi, i servizi segreti della Germania comunista.

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TURCHIA: Alleanza tra Israele e Cipro. Questo matrimonio non s’ha da fare

di Silvia Padrini

Un drone israeliano pronto al decollo

Il secondo round è finito. E il risultato è un bel pareggio, da cui entrambi i partecipanti escono con il sorriso e la promessa di ottimi affari in vista. Il terzo invece –lo spettatore- guadagna solo preoccupazioni.

Israele e la Cipro greca iniziano una nuova fase della loro relazione che si prospetta di stretta collaborazione su piani strategici come quelli dell’energia e della difesa militare. La nuova amicizia tra i due è sancita dalla visita di Netanyahu a Nicosiala prima in assoluto di un capo di governo israeliano sull’isola – programmata per il 16 febbraio per discutere “solo di gas”, a sentire il premier dello stato ebraico. Non è difficile intuire, tuttavia, che l’incontro avesse lo scopo di stringere relazioni su ben più fronti. Leggi il resto dell’articolo

MINORANZE: Sorabi, slavi di Germania. Un grido dal cuore dell’Europa

di Alessandro Michelucci*

Generalmente i popoli slavi costituiscono delle maggioranze: pensiamo a paesi come Bulgaria, Croazia, Polonia, Slovenia e Russia. Spesso, data l’estrema varietà culturale dell’Europa centrale e orientale, sono anche minoranze in paesi vicini, che non sono necessariamente abitati da maggioranze slavofone, come gli slovacchi dell’Ungheria o gli sloveni dell’Austria.
Accanto a questi casi ne esiste uno più particolare: quello di una minoranza slava che vive in un solo paese, senza costituire la maggioranza altrove. Stiamo parlando dei Sorabi, che vivono in Lusazia, regione storica dell’ex Germania Est. Si tratta di circa 70.000 persone divise fra Sassonia e Brandeburgo, stanziate nei dintorni di Dresda: le città più importanti sono Bautzen/Budysin e Cottbus/Chóśebuz. Leggi il resto dell’articolo

RUSSIA: Riformare Russia Unita, sì, ma come?

di Giovanni Bensi

Ormai negli ambienti politici di Mosca si parla apertamente della possibilità che dopo le elezioni presidenziali del 4 marzo il “partito del potere”, “Russia Unita” (“RU”), vada incontro a grandi cambiamenti; è addirittura possibile che essa scompaia dall’orizzonte politico, almeno con il suo nome attuale. Tali voci, naturalmente, hanno incominciato a farsi insistenti dopo la contestata vittoria del partito alle elezioni di dicembre alla Duma, seguita da massicce proteste a Mosca e dopo l’evidentissimo estraniamento da “RU” di Vladimir Putin, la cui candidatura a presidente era stata pur sempre presentata dal partito stesso. Negli ultimi giorni diverse “fonti informate” nella dirigenza russa, compresi anche alcuni maggiorenti del partito, anche se per ora in condizioni di anonimità, hanno confermato che si aspettano cambiamenti. Leggi il resto dell’articolo

KOSOVO: I serbi del nord e il referendum della discordia

di Valentina Di Cesare

“Accettate le istituzioni dell’autodeterminata Repubblica del Kosovo?” Questo il quesito  a cui hanno risposto i cittadini di quattro comuni delle provincie settentrionali del Kosovo, zone in cui vive una consistente minoranza serba e rom. Il referendum autoconvocato dai serbi, ha coinvolto circa 35000 elettori  ottenendo la maggioranza assoluta dei voti contrari e a dispetto del caso  si è tenuto proprio nei giorni dell’anniversario dell’auto-proclamazione del Kosovo, avvenuta il 17 febbraio 2008. Leggi il resto dell’articolo

KOSOVO: Il referendum dei serbi inguaia sia Pristina che Belgrado

di Davide Denti

A quattro anni dalla dichiarazione di indipendenza, la Repubblica del Kosovo è ancora un semi-stato. Da una parte, solo 88 stati la riconoscono come tale, inclusa Taiwan, che non è membro ONU, e gli ultimi arrivati del 2012, Ghana (23 gennaio) ed Haiti (10 febbraio). Dall’altra parte, la sovranità del governo di Pristina sul proprio territorio resta parziale, limitata dallo posizione ‘status-neutral’ di Eulex e dal rifiuto dei serbi del Kosovo di riconoscerne l’autorità. Leggi il resto dell’articolo

CAUCASO del NORD: Il denaro sporco dei guerriglieri e il riarmo dell’esercito russo

di Giovanni Bensi

da Mosca. Il Nord Caucaso, la regione russa che comprende tali focolai di tensione come la Cecenia e il Daghestan, suscita forti preoccupazioni al Cremlino. Aleksandr Khloponin, rappresentante politico (polpred) del presidente russo Dmitrij Medvedev nella Circostrizione federale Nord-caucasica, ha dichiarato che oggi questa regione “occupa uno dei primi posti” fra le regioni russe “per il riciclaggio del denaro sporco”. Egli ha pronunciato queste parole il 20 dicembre 2011 ad una riunione dell’amministrazione locale del ministero degli interni dedicata ai consuntivi di fine d’anno. Leggi il resto dell’articolo

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